Il Santo Graal ed il Re Pescatore

Articolo che si propone di trovare l'origine della parola Graal e delle storie leggendarie che riguardano questa sacra reliquia, come quella del re pescatore che lo vuole come suo custode.

Il termine Graal venne introdotto per la prima volta nella letteratura medioevale fra il 1181 ed il 1190 per merito del romanziere Chrétien de Troyes, autore dell’opera Perceval ou le Conte du Graal. Diversi autori ritengono però che il mito del Graal sia ancora antecedente a questo periodo, ma da un punto di vista cronologico è la prima volta che se ne parla in un’opera letteraria.

Il Sacro Graal

Il Sacro Graal

Tra i tanti personaggi che ruotano intorno al Sacro Graal ve ne è una molto enigmatica, il Re Pescatore, che passa il suo tempo pescando nello stagno del suo castello a guardia della reliquia più preziosa della cristianità. Talvolta si chiama Re Pescatore, altre Ricco Pescatore, Pellés, Pelleham, Pellinor, Bron, Anfortas e così via. Spesso vive nel suo castello insieme ad un suo famigliare, suo padre o suo nonno; a volte di età media ed a volte giovane, altre ancora vecchissimo, anche di centinaia di anni. Ciò che rimane costante è l’essere malato e continuamente tormentato da una blessure inguérissable,  ferita inguaribile e misteriosa, che lo rende menomato e sterile. Il suo triste destino travolge anche il suo regno, nell’attesa di un eroe che giunga a liberarlo dai tormenti che lo affliggono.
Nel romanzo di Chrétien, il giovane Perceval, contro il volere della madre che muore dal dolore per la perdita del figlio, si reca alla corte di re Artù. Dopo alcune avventure alla corte arturiana, Perceval arriva sulla sponda di un fiume dove incontra due uomini intenti a pescare su di una barca; uno dei due era il sovrano del paese ed era ferito all’anca tanto da non poter cavalcare e dedicarsi alla caccia. Interpellato dal giovane, il re lo invita a trascorrere la notte presso il suo castello. La sera il Re Pescatore e Perceval conversano davanti al camino, il re è sdraiato sul letto in quanto non poteva sedersi a causa della ferita. Nel mentre si svolge la scena del corteo del Graal: per primo entra un valletto che porta una lancia che sgocciola sangue e dietro altri valletti ed una fanciulla che porta il Sacro Graal fatto dell’oro più puro con incastonate le pietre più preziose. Al suo apparire il salone del castello si illumina a giorno come fa al suo apparire il sole con le stelle. Il corteo passa due volte e poi sparisce magicamente. Perceval è curioso di sapere il significato di tutto ciò, ma per discrezione non fa alcuna domanda. La mattina dopo il castello è deserto e Perceval se ne va; lungo il cammino incontra una donna che lo rimprovera bruscamente per non aver osato fare delle domande: “Perché la lancia sanguina? A cosa serve il Graal? A chi serve il Graal?”. Se avesse posto queste domande il re Pescatore sarebbe guarito dalla ferita e con lui anche il suo regno. Chrétien de Troyes morì prima di completare l’opera, ma altri dopo di lui continuarono a sviluppare e parlare di questo tema.
Ma perché il Re Pescatore si chiama così? Dal primo racconto di Chrétien è stato visto da Perceval in barca intento a pescare, perché non poteva cavalcare e quindi cacciare a causa della ferita all’inguine, ma è il simbolo del pesce che riveste più importanza nell’ambito del cristianesimo. In  greco pesce di dice “Ichthys“, acrostico di “Iesous Christos Theou Hyios Soter“, cioè “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”. Gli apostoli infatti sono stati definiti pescatori di uomini ed esiste l'”anello piscatorio” del Pontefice con l’effigie dell’apostolo Pietro mentre pesca con la rete.
Altro elemento che spicca è la terra desolata del regno del re che ha in cura il Graal, difatti la foresta è deserta, gli alberi non danno frutti ed i raccolti sono scarsi. In questo scenario, solo il Graal, con il suo potere miracoloso, è dispensatore di nutrimento per gli abitanti del castello.
Molti studiosi hanno cercato di capire perché il custode della reliquia più preziosa per la cristianità sia malato, arrivando al punto che in molte culture una persona malata è ritenuta possedere facoltà superiori tanto da permettere all’uomo di avvicinarsi alla divinità. Noti i riti di iniziazione degli sciamani, basati sulla sofferenza, spesso combinata a delle ferite sul corpo, perché credevano che solo così si poteva acquisire il potere di guarire a sua volta i sofferenti.
Ecco le possibili interpretazioni delle storie letterarie che si sono succedute nei secoli del Santo Graal e del suo custode, il Re Pescatore.


Informazioni su giampy107

Sono l'amministratore di questo blog ed il proprietario di tutta RGPSoft di Rossi Giampaolo
Questa voce è stata pubblicata in Leggende, Sacro. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il Santo Graal ed il Re Pescatore

  1. Mantikora scrive:

    Bell’articolo, molto interessante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *