Le Metropoli Etrusche sul Mare

Le città etrusche trovarono la loro ricchezza soprattutto nei commerci, per questo motivo le metropoli sul mare furono quelle che si accrebbero maggiormente, anche se per alcune di loro vi fu una fine veloce.

Avvolto nel mistero più profondo, del popolo Etrusco rimane il concetto di grandezza di una civiltà anticipatrice, per certi versi, di una società a dimensione d’uomo. La donna, ad esempio, era tenuta in altissima considerazione e viveva una condizione emancipata dove non era rinchiusa nel ruolo moglie e madre, ma era una vera compagna con la quale condividere ogni cosa, anche a livello decisionale.
Le origini di questo popolo che ha abitato l’Italia centrale, non sono certe ma si basano su delle teorie suffragate, più che da prove, solamente da indizi. Le teorie più accreditate sono due: la prima, afferma che gli Etruschi fossero una etnia autoctona derivante dalla civiltà villanoviana; la seconda, invece, ricollega il popolo Etrusco ad un popolo mediorientale giunto via mare fino alle coste meridionali della Toscana e da li, spalmatosi per il nord del Lazio, Umbria ed Emilia.
Al di la delle incerte origini, noi conosciamo di questo popolo molte cose grazie alle necropoli che, nel corso degli anni, sono state scoperte e che hanno permesso di dare uno sguardo su quella che fu la loro civiltà e che è inquietantemente somigliante a quelle degli Inca e dei Celti. Il mondo del magico che attraeva questi tre popoli esperti di astrologia e numerologia, era presente nel culto della natura grazie alle celebrazioni che miravano ad onorare madre terra ed è strabiliante l’assonanza tra le celtiche “vie di pietra” e le etrusche “vie cave” che riconducevano allo studio del magnetismo del nostro pianeta.
Quanto provato da scavi e studi archeologici dimostra il fatto che questo popolo ebbe una influenza significativa sulla civiltà dei Romani, tanto che due dei sette re di Roma appartenevano a questa etnia. Una assimilazione culturale e, parzialmente dei costumi, che incominciò dopo la vittoria dei romani nella battaglia della etrusca Veio, nel 396 a.C.
A livello politico gli Etruschi si erano organizzati in città-stato (lucomonie) confederate tra loro e che annoveravano Cerveteri (Caisra), Chiusi (Clevsi), Tarquinia (Tarchuna), Veio (Vei), Vulci (Velch), Vetulonia (Vetluna), Populonia (Pupluna), Volterra (Velathri), Orvieto (Velzna), Cortona (Curtun), Perugia (Perusna) ed Arezzo (Aritim).
Di queste lucumonie, vediamo nel dettaglio, quelle che erano le allora metropoli etrusche sul mare.

Cerveteri
La latina Caere, fu una delle città stato etrusche che visse una formidabile prosperità grazie alla sua vicinanza con il mare. Sicuramente abitata da 25mila persone su 150 ettari, Cerveteri, dopo Veio, fu il secondo centro più importante dell’Etruria meridionale. Edificata a pochissimi chilometri dal mar Tirreno, l’estensione di quei tempi era trenta volte superiore alla Cerveteri di oggi eppure, di tanta magnificenza, sono restate sole le necropoli della Banditaccia e di Monte Abatone. È grazie alla sua posizione strategica che Cerveteri fu considerata un fulcro commerciale di alta importanza e che instaurò ottimi rapporti con la vicina Roma e cercò ulteriormente di accrescere le sue fortune espandendosi anche verso la Campania. Alleata di Cartagine per contrastare la supremazia ellenica, Cerveteri poteva sfruttare ben tre punti sul mare come Alsium (Palo Laziale), Punicum (Santa Marinella) e Pyrgi (Santa Severa). Di quella ricchezza, si può ammirare quanto ritrovato all’interno della famosa tomba Regolini-Galassi, ossia reperti di gioielli, argenti, bronzi, ceramiche elleniche e vasi di bronzo.

Tarquinia
Al confine tra Lazio e Toscana, Tarquinia viene raccontata da Cicerone e da Ovidio, come da un campo arato sia magicamente apparso Tagete (Tages), il fanciullo che nella mitologia etrusca era dotato della possibilità di profetizzare il futuro con grande saggezza e che avrebbe istruito il popolo Etrusco sull’arte di predire il futuro. Tarquinia fu una città ricca e questo viene testimoniato dai reperti trovati nelle necropoli di Arcatelle, Selciatello sopra, Le Rose e Poggio Selciatello. È tra la fine del IX secolo e gli inizi dell’VIII, che si colloca il periodo di massimo splendore derivato da traffici commerciali intrapresi a medio e lungo raggio e questo ha permesso lo sviluppo di produzioni artigianali indirizzati soprattutto in Campania. È in questo contesto che la tradizione vuole a Tarquinia la visita di un certo Demarato, un commerciante di Corinto che svela agli Etruschi l’arte di modellare la terracotta. Demarato fu il padre di Lucumone, passato alla storia come Tarquinio Prisco, uno dei sette re di Roma. La città affinò la sua arte di coroplastica tanto da passare dai rozzi buccheri villanoviani a quelli a cilindretti a stampo oltre che ad una fine ceramica in stile etrusco-corinzia. Famosa per le tombe dipinte che si possono ammirare nelle necropoli, il suo declino iniziò probabilmente durante il V secolo attraverso delle mutazioni sociali e politiche che avvennero all’interno della comunità.

Populonia
Questa città-stato è diventata ricca grazie allo sfruttamento delle miniere di ferro sia del Campigliese che dell’isola d’Elba che ha permesso di essere uno dei punti produttivi dell’antica metallurgia. È dall’età del Bronzo che Populonia inizia la sua ascesa attraverso i traffici commerciale via mare e, la prossimità con le isole dell’Arcipelago toscano, aiuta questo sviluppo tanto da motivare il fatto che Populonia comincia ad operare una sorta di controllo che si espande anche in Sardegna e Corsica. L’età aurea si può datare nel VI secolo quando la città annoverava migliaia di abitanti e tantissime realtà industriali. Difesa da una poderosa cinta di mura, Populonia occupava un’area che andava dal promontorio di Piombino al Golfo di Baratti. Poche sono le tracce che restano visibili sulla cima dell’allora acropoli, vicino a quelle poco distanti delle strutture di romana memoria del II secolo.

Vetulonia
Altra città etrusca facente parte del sodalizio della Dodecapoli è oggi un caratteristico borgo della Maremma. Dell’antico insediamento si persero per anni ogni traccia lasciando spazio solo a racconti mitologici dei quali rimanevano solo alcune citazioni in opere classiche di Dionigi di Alicarnasso e di Plinio.
Solo verso la metà dell’Ottocento, durante degli scavi effettuati a Cerveteri, fu ritrovato il basamento del trono di Claudio dov’erano incise tre divinità in rappresentanza di tre etnie etrusche che erano quelle di Vulci, di Tarquinia e quello di Vetulonia confermando, in questo modo, l’esistenza di questa città. Fu durante una ricerca archeologica del 1880 effettuata a Colonna di Buriano che vennero trovate le tracce dell’antica Vetulonia. Di fatto, fu una città marina divenuta ben presto un punto commerciale di estrema importanza che presentava botteghe artigiane che sfruttavano i minerali estratti dalle vicine colline metallifere e dell’Elba.


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